Un paese che vive Altrove
am’ ricordo…
Il periodo storico nel quale si collocano i ricordi di Marina Bovolenta è compreso in un arco tempo breve, una trentina d’anni non di più, a partire dall’alluvione del 1951 che nel nostro computo del tempo segna un netto discrimine. Se nella storia di Roma, che imparavamo già alle Elementari, si contavano gli anni dalla sua fondazione prima di arrivare a Cristo, nei nostri paesi si conta ante e post Alluviem, prima e dopo l’alluvione, come si sente dire dagli anziani, perché dopo quell’evento tutto cominciò a cambiare ed iniziò l’agonia delle nostre comunità. L’alluvione diede il colpo di grazia alle molte attività artigianali e commerciali, ma il declino era già iniziato con l’introduzione della meccanizzazione in agricoltura prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Dal 1951, molti che erano stati trasferiti ed accolti nelle città non tornarono e da allora iniziò un lento stillicidio di partenze e di addii, una goccia continua, una migrazione che si fece di anno in anno sempre più impetuosa sino a divenire una fiumana inarrestabile... Penso che tutti noi dobbiamo esser grati a Marina Bovolenta che ha voluto e saputo rendere partecipi i lettori dei suoi ricordi di bambina e di ragazza con questa piccola e grande metafora del mondo, declinato nel ‘900 in tanti minuscoli paesi dell’Italia che ne hanno costituito l’antropologia più verace e struggente. E dolorosa. Un paese ritrovato, allora? Non sappiamo e non possiamo rispondere. Solo di una cosa siamo certi: che “paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (Cesare Pavese, La luna e i falò)... e se hai vissuto altrove, ti consente di tornare.

- titolo Un paese che vive Altrove
- sottotitolo am’ ricordo…
- autore Marina Bovolenta
- collana Le Radici, 35
- anno 2022
- isbn 9788899479916
- formato cm 21x21,5
- pagine 136
- illustrazioni ill. coll.
- lingua italiano
- prezzo euro 18,00 Vai al libro